#Abruzzo2030 – Sanità, documento finale del tavolo

#Abruzzo2030 – Sanità, documento finale del tavolo

CONFERENZA PROGRAMMATICA PD

ABRUZZO 2030

Tavolo “LA NUOVA SANITA’”

Il tavolo, che ha visto l’attenta e propositiva partecipazione dell’Assessore Silvio Paolucci e di 15 fra operatori sanitari, iscritti al partito e cittadini, ha avviato i suoi lavori registrando anzitutto, con soddisfazione che, forse per la prima volta nella storia delle Giunte Regionali, una legislatura ha visto l’impegno costante di un unico Assessore, cosa questa che ha permesso di sviluppare, in una fase particolarmente complessa e difficile per la Sanità Abruzzese, un primo vero ed articolato programma di politica sanitaria regionale.

Nei nostri lavori siamo partiti anzitutto dalla situazione attuale, dai risultati raggiunti, dalle norme organizzative e programmatiche varate.

Il primo risultato conseguito, non privo di impegni finanziari importanti ancora da sostenere, è rappresentato dall’uscita dal commissariamento. L’Abruzzo è stata la prima regione a scrollarsi di dosso il marchio di “regione canaglia”. Un passaggio decisivo e di importanza fondamentale, che restituisce alla Regione la possibilità di “pensare” la propria sanità del futuro.

Un successo notevole è stato registrato nell’incremento del punteggio dei LEA (livelli essenziali di assistenza), che evidenzia un trend che va dagli appena 120 punti del 2009 ai 182 del 2015. La macro area che evidenzia il risultato migliore è quello della Prevenzione – Assistenza sanitaria collettiva negli ambienti di vita e di lavoro, a testimonianza di una attenzione maggiore alle misure di prevenzione ( coperture vaccinali, screening, miglioramento degli stili di vita, controlli sull’igiene degli alimenti e sanità animale). Buono l’incremento registrato, nella valutazione di merito al tavolo di monitoraggio, dalla macroarea Assistenza Territoriale, grazie ad una minore incidenza dei ricoveri ospedalieri ed una migliorata attività dell’assistenza distrettuale, domiciliare, residenziale. Discreto l’andamento della macroarea ospedaliera, che però non mostra di confermare il trend particolarmente positivo del 2014.

Sono i risultati di un lavoro programmato e attuato, che vanno rivendicati, anche con orgoglio.

Nella sua riunione il tavolo ha dato per acquisite le due più importanti novità normative varate dalla Regione Abruzzo nel 2016: il Decreto Commissariale 55 del 10 Giugno: “ Piano di riqualificazione del Servizio Sanitario Abruzzese” ed il Decreto 79 del 21 luglio .” Riordino della rete ospedaliera” , registrando nel contempo alcune novità importanti per i cittadini, quale ad esempio l’istituzione della distribuzione intermedia, nella rete delle farmacie abruzzesi, dei farmaci sinora distribuiti solo attraverso gli Ospedali, organizzazione che provocava ovvi disagi per gli utenti, soprattutto per coloro residenti in località più decentrate rispetto ai nosocomi. Dunque un servizio innovativo e più comodo per tutti i pazienti ed i loro familiari, che verrà presto esteso, come ha assicurato l’Assessore Paolucci, anche per i farmaci prescritti ai pazienti in ADI.

La discussione dei presenti ha portato ad invertire l’attuale impostazione del dibattito politico sulla sanità abruzzese, sinora incentrato su una visione “ospedale-centrica” e quindi quasi esclusivamente attenta a considerare le esigenze delle strutture nosocomiali ed alle loro organizzazioni ai diversi livelli.

La scelta politica che abbiamo compiuta è stata invece quella di incentrare l’analisi e le proposte partendo, possiamo dire finalmente, da coloro che sono al centro del “sistema salute”: i cittadini ed in particolare gli anziani (i dati demografici mostrano il trend di un marcato invecchiamento della popolazione) ed i pazienti affetti da patologie croniche , coloro cioè che più necessitano oggi di assistenza sanitaria, meglio ancora sociosanitaria (confine difficile da tracciare quello tra bisogno sanitario e bisogno sociale) .

Sono questi i cittadini che necessitano di risposte capaci di spostare l’ offerta di salute maggiormente sul territorio, realizzando anzitutto un collegamento efficace tra il momento del ricorso alla struttura ospedaliera, spesso necessario in caso di acuzie o importante riacutizzazione delle patologie, e l’assistenza continua sul territorio, incentrata sulla prevenzione e su un’offerta diagnostico-terapeutica diffusa e pressoché quotidiana per i pazienti cronici.

Ma prima di affrontare ed articolare questi temi, il tavolo ha ritenuto quale primo nodo da sciogliere quello della riforma organizzativa-istituzionale del sistema sanitario regionale. E’ per questo che proponiamo alla Direzione Regionale del Partito Democratico di affrontare la discussione sulla proposta di istituzione della ASL unica.

Perché? Siamo partiti dalla costatazione che l’ organizzazione ed ingegnerizzazione organizzativa delle Asl non è variabile indipendente rispetto ai nuovi risultati che riteniamo di doverci porre come obiettivi di fondo per la riorganizzazione del nostro sistema sanitario regionale. In questi anni le decisioni di politica sanitaria, le iniziative, le scelte programmatiche , hanno incontrato pesanti difficoltà di applicazione omogenea in tutta la regione tale da consentire uno stesso trattamento e stesse opportunità per tutti i cittadini. Ogni giorno registriamo differenze tra le ASL abruzzesi nelle procedure amministrative, nelle scelte operate rispetto alle politiche del personale, ai contratti, agli appalti per servizi e beni strumentali, ed alla stessa risposta assistenziale. Differenze che non si manifestano solo tra le quattro ASL, ma addirittura , come retaggio della vecchia articolazione istituzionale, a volte persino nell’ambito territoriale di una stessa ASL. Questa impostazione non è più accettabile, sia perché crea problemi di efficienza, con aumento delle spese e sprechi, sia perché non permette di realizzare quelle ormai necessarie, nuove, moderne innovazioni normative ed organizzative del sistema, capaci di dare maggiore efficacia alle azioni volte a rendere la risposta “salute” sempre più facilmente accessibile ed utile al cittadino, soprattutto nel territorio

Quali sono le scelte nuove da compiere? Noi ne proponiamo alcune alla discussione del partito.

Anzitutto, grazie alla creazione di una unica ASL, si potrebbe creare una vera e propria rete digitale omogenea della sanità abruzzese. Oggi le nuove tecnologie informatiche permettono di operare un vero e proprio salto qualitativo nell’organizzazione dell’intero sistema sanitario, ponendo al centro il cittadino, in grado di accedere, attraverso un suo account, a tutti i suoi dati sanitari contenuti in un unico “fascicolo sanitario”, che rimarrebbe a disposizione del medico di medicina generale, del pediatra di libera scelta, delle diverse figure delle professioni sanitarie (infermiere, fisioterapista, logopedista, psicologo, ecc), del medico specialista ed ospedaliero, dei medici della continuità assistenziale (ex guardia medica), spesso chiamati in “quasi urgenza” a formulare diagnosi e disporre terapia al domicilio di un paziente del quale non conoscono la storia clinica. Il Fascicolo Sanitario Regionale alimentato di tutti i dati sanitari diviene così di fatto lo strumento che consente di mettere in comunicazione diretta tutti i professionisti sanitari, favorendo la presa in carico e la continuità assistenziale delle cure del cittadino

Il fascicolo, tra l’altro, evidenziando l’intera storia clinica e la “videata” di tutti i diversi esami diagnostici effettuati nel tempo dal paziente, permetterebbe anche di evitare ripetizioni di accertamenti o prescrizioni inappropriate, risparmiando disagi all’utente e favorendo il contenimento della spesa e delle liste d’attesa.

La rete digitale sanitaria permetterebbe anche di abbattere definitivamente le barriere amministrative contro le quali cozzano quotidianamente il cittadino e gli operatori, dalla prenotazione delle prestazioni al ritiro dei referti, alla richiesta di informazioni, alla richiesta delle cartelle cliniche, ai pagamenti delle prestazioni. Tutti passaggi ai quali oggi i pazienti sono obbligati ad accedere fisicamente e che potrebbero essere ridotti ai soli momenti del ricorso al proprio medico curante ed all’esecuzione dell’ eventuale esame diagnostico necessario.

Infine una unica rete digitale, contenente tutte le informazioni dell’attività sanitarie e delle singole strutture, sia unità operative ospedaliere che distrettuali, permetterebbe anche il controllo e gestione di svariati procedimenti organizzativi e di spesa (uno per tutti il controllo della spesa farmaceutica), dell’appropriatezza delle prestazioni, della mobilità attiva e passiva e quindi della complessiva attività gestionale e di Risk Management.

Una sanità che cambia e che possa divenire più moderna e qualitativamente pronta a dare risposte ai cittadini, anche rispetto alle nuove esigenze demografiche, epidemiologiche, ai progressi diagnostici e terapeutici, alle nuove tecnologiche ed alle novità che impone l’attuale riorganizzazione delle attività ospedaliere, sempre più rivolte alle acuzie, non può prescindere da una rinnovata e valida offerta dei Servizi Sanitari Territoriali. Riteniamo infatti che l’attenzione oggi vada rivolta soprattutto ai malati cronici, ai bisogni sanitari degli anziani, facendo delle Cure Primarie, vale a dire delle prestazioni erogate dai MMG, PLS , dai sanitari della continuità assistenziale e dagli altri operatori sanitari, quelle cure ed attività sanitarie a diretta interfaccia con i cittadini, in prossimità dei loro luoghi di vita e di lavoro, il centro, il motore, della nuova sanità regionale.

La sanità che va verso il cittadino, per tutti i suoi bisogni.

Scelta che d’altronde già prevedevano sia il Decreto Balduzzi (158/2012) che il Patto per la Salute (2013) , che hanno introdotto , come organizzazione della medicina territoriale, sia le AFT (aggregazioni funzionali territoriali) che le UCCP (unità complesse delle cure primarie), gli ospedali di comunità; strutture che in Abruzzo hanno trovato si attuazione , ma a pelle di leopardo, mentre alcune stentano ancora ad essere avviate. Conseguenza questa anche della mancanza di un’unica direzione ASL in una realtà di soli 1 milione 300 mila cittadini.

Il tavolo pone alla discussione, proprio per dare forza e centralità alle Cure Primarie, la istituzione del Comparto o Dipartimento delle Cure Primarie, con l’obiettivo, ambizioso ma utile, di vedere sul territorio una nuova doppia organizzazione: il Distretto Sanitario quale Committente dei Bisogni, il Dipartimento delle Cure Primarie quale Erogatore dei Servizi Diagnostici e di Cure. Questa organizzazione, che vedrebbe riaffermato il ruolo fondamentale dei MMG, dei PLS, di tutti gli altri operatori sanitari, disponendo di budget proprio e capacità di porsi obiettivi di salute, misurabili e verificabili, permetterebbe davvero di fare delle Cure Primarie la prima e valida risposta alla domanda di salute, variabile per qualità ed intensità, dei nostri cittadini.

Le Cure Primarie avrebbero così un Coordinamento apicale con un Interlocutore istituzionale dedicato sia per le AFT sia per le UCCP. In queste ultime, capaci di erogare assistenza h24, trovano infatti posto anche Specialisti Ospedalieri su comando, come previsto dal Decreto Balduzzi, e dunque può essere facilitata sia la fase di ingresso in Ospedale sia quella delicatissima di dimissione post-acuzie.

Attraverso anche l’investimento, peraltro contenuto, in attrezzature tecnologiche, quali ad esempio ECGrafi, Ecografi, Spirometri, l’erogazione di servizi diagnostici di 1° livello e anche di 1°livello avanzato, saranno erogati direttamente nell’ambito delle Cure Primarie, sia dai MMG con particolari interessi, sul modello britannico del General Practitioner with Particular Interest, sia dagli Specialisti presenti nelle UCCP, sia attraverso l’impiego routinario della Telemedicina , la Tele-salute, supporto alla relazione tra professionisti, anche con ruolo di second opinion, ed assistiti, con refertazioni a distanza.

L’erogazione di queste prestazioni a livello delle AFT e soprattutto nelle UCCP permetterebbe di ridurre le liste d’attesa, anche grazie ad una maggiore appropriatezza nella richiesta di esami e visite specialistiche.

Non è da trascurare, anzi da valutare a fondo, il ruolo che le Cure Primarie potrebbero avere in tema di aumento dell’adesione della popolazione alle campagne di screening (K mammella, K Colon-retto, K-Cervice).

Il comparto-dipartimento delle cure primarie inoltre permetterebbe di gestire al meglio la cronicità, anche attraverso una nuova organizzazione dell’ADI (assistenza domiciliare integrata), da riconvertire in vero e proprio settore delle Cure Domiciliari. Cure domiciliari che potranno godere delle innovazioni offerte dalla teleassistenza e telemonitoraggio.

In parole povere riteniamo che vada riaffermato che la sanità territoriale non è una sorta di area di risulta per i casi in cui l’ospedale non può prendere in carico, ma che al contrario, sul modello di quanto già avviene in altre regioni (Toscana, Emilia-Romagna, ecc) deve divenire il centro dell’offerta sanitaria primaria, tesa non solo ad offrire salute, a dare risposte pronte, articolate, appropriate, ma anche a contenere il ricorso improprio al Pronto Soccorso, al ricovero improprio, alla incontrollata domanda di accertamenti spesso ultronei che vanno a gonfiare le liste d’attesa.

Chiaramente è al livello del territorio che si realizza l’integrazione socio-sanitaria. Fondamentale in questo senso diviene la strutturazione della Casa della Salute, nella quale i cittadini possano trovare, per specifici bisogni, un’offerta integrata.

E’ sul territorio che le diverse professioni sanitarie trovano il ruolo precipuo, nuovo e moderno, quali quello dell’ “infermiere di fragilità” e dell’”ostetrica di comunità”

Per quanto riguarda la riorganizzazione della rete ospedaliera, il giudizio è teso a ribadire l’importanza di avere una rete efficace, distribuita ed articolata in modo equilibrato sul territorio regionale, con un’organizzazione che guardi soprattutto alla sicurezza del cittadino, alla migliore erogazione del servizio necessario, alla massima qualità delle prestazioni ( elementi questi presenti come disegno politico complessivo nel Decreto di “Riorganizzazione della rete ospedaliera “ del luglio 2016). Qualità che discende sia dagli operatori che dalle apparecchiature tecnologiche nonché dalle caratteristiche delle stesse strutture ospedaliere, per le quali si condivide l’esigenza, già contemplata, ed anche dotata di primi finanziamenti, di realizzare nuovi , più sicuri e funzionali edifici.

Questione centrale è quella delle liste d’attesa. I tempi lunghi per le prime prestazioni ed accertamenti sono la cosa che più suscita dispetto tra i cittadini, generando nel contempo una grave discriminazione sociale nei confronti della domanda di salute: chi può accede privatamente alla prestazione, i meno abbienti devono rinunciare alle prestazioni o posticiparle anche di 18 mesi, soprattutto quelle più importanti ai fini degli screening e diagnosi precoci.

L’abbattimento dei tempi d’attesa deve divenire uno degli obiettivi prioritari tra quelli assegnati ai Direttori Generali.

Le liste d’attesa potranno essere contenute sia attraverso l’ attività delle strutture delle Cure Primarie, sia attraverso la verifica dell’appropriatezza delle richieste (processo facilitato dal “fascicolo sanitario” del cittadino), sia mediante un potenziamento degli orari di lavoro delle apparecchiature, sia considerando la possibilità, con adeguati controlli, di “acquistare” ulteriori prestazioni intramoenia dagli operatori. Infine i direttori, attraverso trattative, potrebbero acquistare alcuni esami, particolarmente richiesti, anche da strutture private accreditate, alle quali potrebbero essere avviati, gratuitamente o con pagamenti di ticket progressivi, pazienti selezionati attraverso fasce ISEE. In ogni caso il limite massimo dei 180 giorni per le prestazioni programmate deve essere rispettato: tutti gli sforzi devono essere concentrati su questo obiettivo.

Chiaramente molto della qualità delle prestazioni sanitarie, e molto della possibilità di abbattere le liste d’attesa, è legato alla possibilità di avviare un potenziamento del numero del personale sanitario, sia medico che di tutte le altre professioni. Questo è un tema che dovrà essere affrontato in modo deciso con la stesura di un piano di breve, medio e lungo periodo.

Tra i tanti argomenti toccati, particolare attenzione è stata posta infine al saldo tra mobilità attiva e passiva regionale. I primi dati, ancora da affinare, indicano anche per il 2016 una pesante negatività pari a circa 69 milioni di euro. Risorsa enorme, che se risparmiata assicurerebbe la possibilità di importantissimi investimenti sia in capitale umano che in attrezzature tecnologiche.

Anche questo deve divenire oggetto di studio articolato e di valutazione, per ciascun nosocomio ed unità operativa, ed il suo contenimento divenire obiettivo prioritario per i direttori di ASL.

Ma su alcune voci occorre da subito operare delle scelte. La maggiore voce della mobilità passiva è rappresentata dalla Riabilitazione. E’ arrivato il momento di realizzare nella nostra regione almeno due strutture riabilitative di alto livello qualitativo, pubbliche, da insediare nei presidi ospedalieri da riconvertire. I tempi stringono e forse si è già atteso troppo.

Dunque il tavolo ha evidenziato che la ASL unica si coniuga ed offre risposta al forte bisogno di innovazione nella gestione dei processi amministrativi e sanitari.

Si è considerato, al riguardo, che una delle condizioni per sviluppare il potenziale dei professionisti e innalzare la qualità dei servizi offerti ai cittadini, è il miglioramento dei sistemi di formazione continua. Essa è, infatti, una leva strategica ed uno dei motori per lo sviluppo.

L’istituzione della ASL unica, può rappresentare, quindi, un momento per accrescere il patrimonio di conoscenze e competenze delle persone. Focalizzarsi su interventi che devono tradursi in azioni in grado di avviare integrazione e relazioni intersettoriali.

Il cambiamento dei processi organizzativi e assistenziali consente, infatti, la messa a punto dello sviluppo delle competenze. È a sostegno di tale processo che si ritiene la formazione continua un elemento strategico nell’ innovazione di sistema e nel governo della complessità.

Il tavolo, infine , ha deciso di chiedere alla Direzione Regionale del Partito, di potersi costituire in un primo nucleo di una vera e propria “Commissione Regionale Sanità del Partito Democratico”. Gli argomenti da discutere ed analizzare sono tanti, già in questi lavori ne abbiamo affrontato una piccola parte, e riteniamo di poter svolgere un valido lavoro di istruttoria per tutte le discussioni e quindi le scelte che nei prossimi mesi ed anni il partito sarà chiamato a compiere in questo delicatissimo e decisivo settore.

Il pdf del documento#abruzzo2030 tavolo sanità

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