Silvio Paolucci interviene su Il Messaggero sulle tematiche della crisi economica.

Pescara.31 marzo 2010. La sopraggiunta crisi globale nella nostra Regione ha incrociato le conseguenze derivanti dal sisma e dall’enorme debito sanitario che non consente alcuna politica di sviluppo. La mancata risoluzione dei vecchi problemi si è sommata al presentarsi dei nuovi ed oggi siamo la Regione con le pià’¹ basse perfomance di crescita in Europa. Crisi che si traduce, anche in Abruzzo, nell’emergenza lavoro per i giovani che rischiano di vedersi compromettere carriere e competenze, motivazioni e fiducia per il futuro, mettendo a rischio un delicatissimo equilibrio sociale ed economico in comunità’  che invecchiano rapidamente. E’ durante la lunga stagione assistenziale-clientelare, legata nei decenni di crescita ad una positiva opera di industrializzazione, che si è presa alla lettera l’invito “a non pensare delegando a qualcuno il compito di pensare per tutti”. Con questa eredità’  di approccio e con il passaggio da un’economia protetta ed assistita ad un’economia aperta e competitiva, il nostro sistema regionale ha mostrato i limiti che nel tempo andavano sedimentandosi, in presenza di una classe dirigente, politica e non solo, impreparata all’ennesimo fenomeno di globalizzazione questa volta innescato dall’innovazione tecnologica. Il sistema politico dominante, i meccanismi della produzione del “consenso elettorale” hanno impedito un’adeguata crescita ed accumulazione di capitale sociale ed umano. Fattori, questi, che, molto di pià’¹ di quello fisico e finanziario, da anni, condizionano sviluppo, benessere e capacità’  di competizione dei sistemi economici e sociali. Abbiamo inoltre una pubblica amministrazione non rispondente ai nuovi bisogni del sistema produttivo. E nella classe dirigente continuano a manifestarsi un’insufficiente percezione della situazione e scarsa determinazione nella ricerca di innovazioni radicali e sistemiche per togliere l’Abruzzo dal binario morto. Per questo è improcrastinabile l’apertura di un confronto dialettico tra le forze politiche, e tra le stesse e le categorie imprenditoriali, sindacali, di rappresentanza diffusa, il mondo scolastico ed accademico, questi ultimi ancora troppo estranei rispetto alle dinamiche socio – economiche. Occorre misurarsi con gli obiettivi della proposta “Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” presentata il 3 marzo dal Presidente Barroso. Un rilancio della strategia di Lisbona che poggia su tre pilastri: 1.competitività’  economica basata sull’economia della conoscenza, 2.lotta all’esclusione sociale attraverso la formazione, 3.sostenibilità’  ambientale. La classe dirigente ha il compito di ricreare una comunità’  operante, motivata, pronta a sacrifici finalizzati, umile e testarda, vogliosa di esprimere fino in fondo un grande protagonismo ed una assunzione di responsabilità’ , troppo spesso delegata. Deve “mettere nelle condizioni di” (Emporwerment), e dunque riformare subito: il nuovo Abruzzo dopo la ricostruzione che va pensata, il debito della sanità’  che va aggredito, la pubblica amministrazione e gli enti, le opere su cui concentrarvi strategiche risorse, la legge elettorale. Ci si chiede di dare il meglio noi stessi per “mettere i nostri cittadini nelle migliori condizioni possibili perchà’© possano realizzare il miglior progetto di vita possibile”. La prossima conferenza programmatica del Partito Democratico si muoverà’  su questi binari.

Silvio Paolucci

da Il Messaggero, 31 marzo 2010

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