Primarie in Abruzzo: Fabio Ranieri, candidato alla segreteria regionale

logo_sfera-ranieri-289x300Vivere il Pd, ricostruire l’Abruzzo. DOCUMENTO CONGRESSUALE a sostegno della candidatura  di FABIO RANIERI a Segretario regionale del Partito Democratico “Il congresso che vogliamo. Utile al PD, utile all’Abruzzo”.   …. leggi intero documento …clic sul testo …

Apertura. Vogliamo aprire l’Italia. Oggi siamo un paese chiuso, in cui è difficile spostarsi sia fisicamente che in termini di crescita economica e sociale. Siamo un paese in cui sono chiuse le reti, i mercati, i sistemi di trasporto. Siamo un paese che ha bisogno di maggiore trasparenza, di modernità’ , che ha sete di innovazione. Vogliamo dare dignità’  ai cittadini quando sono utenti e consumatori; vogliamo fare della pubblica amministrazione una controparte amica, efficiente e responsabile e mettere i cittadini e le imprese nella condizione di adempiere pià’¹ semplicemente ai propri doveri.

Vogliamo combattere i monopoli, le corporazioni, le oligarchie per dare ai cittadini e alle imprese la libertà’  di scegliere e di crescere in un ambiente economico sano e favorevole.

Vogliamo riformare profondamente gli ordini professionali e consentire un accesso pià’¹ facile e trasparente alle informazioni, alle professioni, alla ricerca, al credito, ai fondi strutturali europei. Vogliamo diffondere la banda larga in tutto il Paese per superare il “digital divide” e diffondere informazioni libere e facilmente accessibili a tutti i cittadini. Siamo anche un paese chiuso sul piano sociale. Vogliamo un paese che punti all’inclusione di tutti i suoi cittadini e nel quale nessuno si senta economicamente o socialmente discriminato. Vogliamo un paese che dia alle donne pià’¹ peso e dignità’ , insieme allo spazio e alla possibilità’  di assumere pari responsabilità’  e contribuire come gli uomini alla crescita economica e sociale del Paese. Vogliamo un paese in cui i carichi di famiglia siano equamente distribuiti tra uomini e donne. Vogliamo un paese che rispetti le proporzioni nella presenza delle donne nei Consigli di Amministrazione e in tutti i luoghi in cui si prendono le decisioni fondamentali per la vita e l’economia del Paese.

 

Coraggio. Vogliamo che l’Italia sappia interpretare e vincere le sfide del nostro tempo.

Un Paese che dia risposte ai cambiamenti in atto nella società’ . Un Paese che non discrimini nessuno dei suoi cittadini e che sia aperto a coloro che da tutto il mondo portano qui le proprie speranze per il futuro, le proprie capacità’ , il proprio contributo alla crescita e alla prosperità’  delle nostre comunità’ . Un Paese laico, che pur riconoscendo e rispettando la propria tradizione cristiana, accolga e faccia sentire liberi e rispettati sia i credenti che i non credenti; dove si possa continuare a scegliere e determinare i trattamenti sanitari a cui essere sottoposti; in cui tutte le famiglie siano ugualmente riconosciute e valorizzate; che sia amico dei bambini; in cui si lavori attivamente per riconoscere pari opportunità’  a tutti i cittadini. Un Paese dove al cittadino sia riconosciuta in via di principio la responsabilità’  di autodeterminarsi e dove si lavori attivamente per fare in modo che ciascuno abbia la possibilità’  di realizzare il proprio progetto di vita. Un Paese che affronti il problema della casa mettendo in atto politiche straordinarie per l’edilizia residenziale pubblica, il social housing e una politica attiva per gli affitti. Un Paese che attui politiche per l’ambiente e la sostenibilità’ , che pensi a uno sviluppo integrato con uno sguardo etico e globale.

 

Merito. Vogliamo un’Italia che utilizzi al massimo l’eccellenza delle proprie imprese e la capacità’  dei propri cittadini, dando loro la possibilità’  di esprimere appieno le proprie potenzialità’ . Vogliamo un Paese che valorizzi le capacità’  di produrre ricerca e innovazione, dando la possibilità’  ai nostri ricercatori di lavorare e studiare in università’  che siano organizzate, valutate e finanziate alla stregua dei migliori atenei del mondo.

Un Paese in cui le classi dirigenti siano selezionate sulla sola base delle pro

Il prossimo congresso è un occasione che non puà’² essere persa.   …leggi resto articolo…clic sul testo…..Forse l’ultima, se realmente vogliamo dimostrare che è stato giusto dare vita al progetto del Partito Democratico e se vogliamo restituire fiducia al nostro elettorato, ai nostri militanti e dirigenti locali. E’ il momento di unire davvero le nostre culture e le nostre forze sulla base di un’identità’  e di un profilo politico culturale finalmente chiari, capaci di sconfiggere lo scetticismo e il senso di frustrazione che via via hanno sostituito l’entusiasmo delle primarie fondative.

Un’occasione per guardarsi allo specchio con coraggio e senza analisi consolatorie e per valutare il percorso del PD in Abruzzo dalla sua nascita ad oggi. Molto pià’¹ quindi di una conferenza programmatica, magari caratterizzata da un’unità’  ipocrita ed utile solo alla conservazione dell’esistente, conferenza programmatica che sarebbe stata invece indispensabile prima delle elezioni regionali e ancor di pià’¹ nel momento in cui le vicende del comune di Pescara ci hanno costretto ad un tardivo commissariamento ed a una successiva assemblea regionale per l’elezione di un nuovo segretario.

Oggi abbiamo bisogno di molto di pià’¹: il combinato drammatico tra crisi economica, crisi delle politica e delle istituzioni e tragedia del terremoto esige un confronto vero, leale ma aperto sul futuro del PD in Abruzzo che permetta di interrogarci a fondo sul nostro rapporto con la società’ , sul nostro profilo politico-culturale, sul nostro modo di essere, di rappresentarci, di praticare la politica nella scelta delle priorità’  e dei metodi .

Parlare oggi astrattamente di programmi non ha senso se gli stessi non sono ridefiniti tornando a frequentare non saltuariamente la società’  abruzzese e se dalla stessa non sono sentiti come propri. L’errore di un riformismo senza popolo è stato già’  sperimentato ,quello di un riformismo capace di una giusta carica “rivoluzionaria”, che ad esempio ci faccia occupare meglio e pià’¹ concretamente dei problemi e delle aspirazioni degli abruzzesi e meno delle lottizzazioni , delle nomine di manager o di consigli di amministrazione, è una lezione e una pratica che ancora fatica ad esser parte del nostro DNA .

A maggior ragione dopo il 6 aprile servono parole nuove e nuove idee ma ancor prima un nuovo Partito Democratico, meno impegnato a difendere l’esistente e le rendite di posizione (anche proprie) e che recuperi invece l’originaria ambizione di essere il coraggioso generatore di un futuro diverso e pià’¹ giusto per il nostro paese e per la nostra regione.

L’anno che abbiamo alle spalle è stato un anno drammatico dal punto di vista politico, istituzionale e elettorale. Le vicende giudiziarie che ci hanno coinvolto hanno visto una reazione balbettante, poco coraggiosa ed incisiva, con il risultato di essere subalterni ad altri partiti della coalizione e poco credibili agli occhi del nostro elettorato.

Le nostre assemblee (piuttosto scarse a dire il vero) si sono spesso trasformate in aule di tribunale divise tra innocentisti e colpevolisti senza che mai si affrontassero i nodi veri alla base di quanto fosse successo: il recupero profondo della “questione morale” nel senso pià’¹ ampio del termine come elemento fondante del nostro essere “democratici”, accompagnato dal punto di vista giudiziario da una posizione garantista e dal punto di vista politico da una severa analisi su una politica troppo spesso debole, subordinata e non guida dei processi e degli interessi economici. Una politica priva del necessario filo conduttore e disegno generale che unisca i nostri rappresentanti nelle istituzioni ad un lavoro di indirizzo, condivisione e informazione svolto dal partito. Una politica che con fatica è riuscita a mantenersi autorevole, sobria e libera da ogni condizionamento, proprio perchà’© non “collettiva”.

L’esito delle elezioni regionali è stato l’inevitabile risultato della nostra inerzia, un esito preoccupante non tanto e non solo per il risultato del centro sinistra quanto per il segnale inequivocabile di sfiducia verso i partiti e le istituzioni che la scarsissima affluenza alle urne ha manifestato. E per noi che dobbiamo avere a cuore innanzitutto la qualità’  della democrazia quel dato avrebbe dovuto rappresentare ben pià’¹ che un campanello d’allarme.

Poco o nulla è cambiato da allora, invece, malgrado un altro ciclone giudiziario, un commissariamento dal partito nazionale sino ad allora sin troppo assente e nuove e pesanti sconfitte elettorali nelle elezione europee ed amministrative che hanno finito per consegnare quasi tutte le principali amministrazioni abruzzesi ad una destra incapace e arrogante, lontana dagli interessi degli abruzzesi, subalterna agli indirizzi del governo nazionale ed anche per questo assente nel governo della crisi che ha investito la nostra regione.

Anche l’elezione di un nuovo segretario è apparsa pià’¹ in continuità’  con logiche e metodi da superare, proprio perchà’© tra i principali motivi del progressivo deterioramento della qualità’  del nostro essere Partito e della nostra credibilità’ , che il segnale di un nuovo inizio. Avevamo bisogno di una politica nuova e di un nuovo modo di intendere la politica , non semplicemente di una persona nuova. Questo non puà’² bastare per parlare di rinnovamento.

E intanto il 6 Aprile, con il suo carico di distruzione e di morte, segnava per sempre la nostra comunità’ .

Il terremoto che ha messo in ginocchio il capoluogo di regione e che rischia di paralizzare le aree interne dell’Abruzzo ci pone di fronte a sfide inedite e drammatiche che si innestano su una regione già’  gravemente colpita dalla crisi economica globale e quasi paralizzata dalle scarse risorse economiche disponibili.

E’ per i motivi sopra esposti che sarebbe a nostro parere da irresponsabili svolgere un congresso pro forma, come se nulla fosse successo e come se l’unico problema del PD, lontano anni luce dalla quotidianità’ , dalle necessità’  e dalle speranze degli abruzzesi, fosse quello di trovare mediazioni tra una classe dirigente spesso troppo chiusa in se stessa.

La fase pre-congressuale ha certamente aumentato in noi tale preoccupazione. Quasi assenti i momenti di confronto e di iniziativa politica, una corsa finale al tesseramento spesso fine a se stessa, l’idea che persino le sacrosante differenziazioni a livello di congresso nazionale potessero, nella nostra regione, essere superate senza un confronto di idee libero e costruttivo.

Noi avvertiamo il rischio che si vanifichino la passione e l’impegno delle donne e degli uomini che nel progetto del PD hanno creduto e continuano a credere se persino le primarie, non solo strumento ma vera essenza del Partito Democratico, si trasformeranno in un momento di semplice ratifica di decisioni prese altrove.

E’ per questo che abbiamo deciso di proporre una nostra candidatura alla segretaria regionale.

Non lo facciamo solo in nome di una mozione nazionale che indica l’idea di Partito che noi vogliamo contribuire a costruire e la base culturale e programmatica su cui intendiamo sviluppare le nostre proposte per l’Abruzzo, ma anche per offrire una reale opportunità’  di confronto a tutti quelli che credono in un PD davvero democratico e partecipato, in grado di indicare una nuova prospettiva di crescita e di progresso per il nostro paese e per la nostra regione e di contrastare la destra prima sul piano culturale e programmatico e poi su quello elettorale.

La nostra scelta è di ricostruire il PD partendo dai circoli e dal territorio, vincendo pigrizie e conformismi, nel tentativo di contribuire ad un vero rinnovamento della classe dirigente abruzzese.

Noi crediamo ad un partito fatto di persone libere, che non si identificano solo per una provenienza o per l’adesione ad un gruppo di potere.

A queste donne e uomini ci rivolgiamo con un documento aperto, da approfondire e completare nelle prossime settimane in assemblee e nei congressi di circolo che caratterizzeranno questa prima fase congressuale, recuperando quel lavoro politico necessario e vitale per il partito poco praticato nei mesi precedenti.

In una regione che ha un drammatico bisogno di tornare a guardare al futuro con speranza e fiducia, la nostra aspirazione è fare in modo che il PD Abruzzese svolga un congresso all’altezza delle sue migliori ambizioni.

Un congresso che ci aiuti a interpretare e vincere le sfide del nostro tempo.

Per queste ragioni ci presentiamo cosà’¬ : liberi, abruzzesi, democratici

 

2.Ricostruire L’Aquila, ricostruire l’Abruzzo.

27 terribili secondi hanno segnato in maniera indelebile l’intera comunità’  abruzzese.

Il terremoto devastante che ha colpito con particolare crudeltà’  L’Aquila e gran parte della sua provincia, lasciando dietro di sà’© il triste bilancio di 307 vittime, ha deturpato un territorio di immenso valore storico ed artistico e costretto alla condizione di sfollati decine di migliaia di persone, che hanno perso certezze, casa, lavoro, i luoghi collettivi del vivere quotidiano e delle memoria come elemento di identità’  e appartenenza .

 

La straordinaria solidarietà’  che ne è scaturita ci ha dimostrato quanto il nostro paese sia migliore di quanto vorrebbe la retorica del cinismo e del disincanto e quanto sia forte ed unita la nostra regione quando la realtà’  costringe ad andare oltre il proprio particolare ed a sentirsi parte di un progetto “alto” e condiviso.

La compostezza e la dignità’  di chi maggiormente è stato colpito ha mostrato al mondo intero la forza della nostra gente.

La continua presenza del premier e la sua concezione della politica spettacolo ci ha fatto toccare con mano l’enorme distanza tra le cose dette e quelle praticate, tra la quotidianità’  delle persone comuni e la spettacolarizzazione distorta dei media e di troppi uomini di governo .

Guardare e pensare l’Abruzzo oggi da una realtà’  cosi difficile come quella aquilana puà’² indicarci alcuni punti di partenza su cui rilanciare il nostro modo di essere e la nostra iniziativa: c’è una società’  meno arresa all’egoismo sociale di quanto possa sembrare , una società’  capace di mobilitarsi ed essere protagonista quando ci sono obiettivi condivisi e che guardano oltre le difficoltà’  del presente; c’è un Abruzzo forte e dignitoso pronto nei momenti di maggiore difficoltà’  a rimboccarsi le maniche e determinato a costruire il proprio futuro; ci deve essere una politica, un Partito Democratico, che non insegue i riflettori del premier e la sua rappresentazione del paese da fiction televisiva ma che invece sia capace di ripartire dalle persone in carne ed ossa, dalle loro sofferenze, dalle loro speranze ed aspirazioni e che sia in grado di costruire, partendo da là’¬ e in sintonia con le espressioni migliori della società’  , un nuovo progetto di sviluppo e progresso per la nostra regione.

Ricostruire L’Aquila ed i comuni colpiti dal sisma è una nostra priorità’ .

Ricostruire non vuol semplicemente significare dare un tetto a chi l’ha perso, ma restituire a ciascuno il senso di una comunità’ , un progetto di vita, la scuola, l’università’ . Bisogna rimettere in moto l’economia, mantenere sul territorio tutte le funzioni presenti prima del sisma e fare della rinascita di cià’² che è stato distrutto, un modello esemplare di progettualità’  per l’attenzione alla qualità’  della vita, alla sicurezza, all’ambiente.

Bisogna insomma rispettare la storia e la vocazione culturale, ambientale , archeologica ed artistica di quella parte d’Abruzzo, saldando intorno alla ricerca della riqualificazione urbana, del restauro e della qualità’  ambientale la ricostruzione edilizia, il potenziale universitario e la capacità’  imprenditoriale, con una grande capacità’  di mettere a frutto le eccellenze locali in una necessaria collaborazione con quelle nazionali e internazionali.

Una ricostruzione con il giusto protagonismo degli enti locali e di una regione meno amica del governo e controparte del territorio e pià’¹ vicina alle battaglie dei nostri parlamentari, dei nostri consiglieri regionali e dei nostri amministratori nel chiedere le competenze e i fondi necessari ad un progetto cosà’¬ grande ed ambizioso.

Ricostruire dov’era e com’era non è per noi quindi una scelta di conservazione o di semplice ripristino di una situazione ante 6 aprile ormai inimmaginabile ,ma è invece la precisa volontà’  politica di scegliere di ripartire da questa tragedia e di guardare avanti con le nostre vocazioni e la nostra identità’ , le uniche in grado di farci frequentare il futuro senza perderci nella sfida globale e nostra ricchezza e dote di partenza per quello sviluppo sostenibile e di qualità’  ( green economy) che costituisce la vera scommessa dei prossimi anni.

Vogliamo uscire dal terremoto come il Friuli e non come l’Irpinia . Con una ricostruzione modello , nel rispetto delle risorse economiche, naturali e del territorio.

Uno sviluppo capace di futuro deve essere anche la nostra scelta strategica per rilanciare un Abruzzo colpito in maniera durissima dalla crisi economica globale , una crisi che mette fine ad un’idea solo quantitativa dello sviluppo stesso.

I dati sul ricorso agli ammortizzatori sociali ( 571% in pià’¹ nel primo semestre del 2009), il grido di dolore che arriva dal mondo dell’artigianato e del commercio, le difficoltà’  endemiche del terziario hanno il volto di migliaia di lavoratori che hanno perso o rischiano di perdere il proprio lavoro, e di altrettanti giovani e precari privati della possibilità’  di valorizzare le proprie competenze e di costruirsi certezze per il domani .

Il superamento di questa crisi è la principale sfida da affrontare per chi come noi vuole valorizzare meriti e talenti , restituire dignità’  al lavoro e al suo valore esistenziale e sociale ed ha nel proprio dna il perseguimento di politiche orientate alla piena e buona occupazione .

La tardiva proposta del governo regionale del cosà’¬ detto “Patto per la fiducia” appare insufficiente non solo perchà’© avanzata da chi ha già’  dimostrato di ignorare le regole basilari della concertazione, ma anche perchà’© ,al momento, assolutamente priva di idee strategiche di indirizzo su uno sviluppo possibile e completamente carente sul come reperire le risorse per fronteggiare la crisi.

Il Partito Democratico deve su questo terreno recuperare il proprio protagonismo e mostrare il volto di un riformismo coraggioso.

La prima sfida è declinare le nostre linee guida per lo sviluppo e la crescita dell’Abruzzo, costruendo politiche regionali pensate in termini di sistema e con il coinvolgimento degli enti locali, delle università’ , dei protagonisti reali del mondo del lavoro e della ricerca, recuperando quel vuoto di “missione” che ha caratterizzato la nostra Regione negli ultimi anni.

Sostenere e ripartire dalle nostre eccellenze: la qualità’  ambientale, storica ed architettonica, le nostre città’  e i nostri borghi, i parchi, la cultura, l’arte, lo spettacolo, la ricerca, la qualità’  della nostra agricoltura e dei nostri prodotti enogastronomici. Sostenere il tessuto pià’¹ innovativo delle piccole e medie imprese presenti sul territorio, favorire lo sviluppo delle innovazioni nel settore dell’ambiente e della salute, costruire politiche industriali che abbiano anche l’obiettivo di agganciare le nostre imprese ai nuovi driver dello sviluppo mondiale: le energie rinnovabili e le scienze della vita e della salute.

Qualità’ , formazione, ricerca, green economy, grandi investimenti mirati e finalizzati nei settori pià’¹ innovativi e trainanti sono i campi sui quali stanno investendo e sui quali poggia il futuro dei territori pià’¹ avanzati delle grandi democrazie occidentali.

Ed accanto ad una scelta di campo verso un’economia di qualità’  basata sulla conoscenza, su uno sviluppo non meramente quantitativo e sulla sostenibilità’  occorre una altrettanto necessaria riforma dell’amministrazione pubblica capace di profonde innovazioni (procedure telematiche, uffici unici, autocertificazione) in un sistema di regole in cui il dirigente pubblico sia garante e dove la pubblica amministrazione sia trasparente e vissuta come un partner collaborativo per il cittadino e per le imprese e non come una controparte arcigna e burocratica.

Ed ancora politiche attive per il lavoro, che accanto ad una decisa battaglia sulla flexsecurity (salario minimo, garanzie di reddito per chi perde il lavoro, ammortizzatori sociali universali), attuino azioni concrete per la riduzione del digital divide e per migliori servizi alle imprese, qualifichino e potenzino i Servizi per l’Impiego, promuovano politiche di pari opportunità’  di genere e contrastino la piaga della disoccupazione giovanile.

Il tutto nella qualificazione e nella valorizzazione di una qualità’  della vita basata sulla civiltà’  del suo assetto sociale, su un ambiente e una vivibilità’  realmente a misura d’uomo, da una rete di servizi al cittadino, a partire dai servizi pubblici pià’¹ importanti (acqua, trasporti, sanità’  etc), pià’¹ utile e vicina alle persone e meno terra di conquista per la politica.

Queste le nostre priorità’  per ripartire.

Ma per realizzare politiche per far fronte alla crisi occorrono le risorse necessarie ed anche qui serve un riformismo democratico coraggioso e non conservatore.

Non è pià’¹ rinviabile un intervento per razionalizzare e rendere pià’¹ efficace la spesa pubblica, colpendo con decisione gli sprechi e senza timore di attaccare privilegi e rendite di posizione.

Occorre tagliare i costi della politica e gli spazi di gestione diretta della stessa nella cosa pubblica. Utilizzare con capacità’  i fondi europei ancora a disposizione, mettendo a bando immediatamente quelli già’  operativi. Promuovere un pià’¹ semplice ed equo accesso al credito. Utilizzare al meglio le risorse che arriveranno in Abruzzo per la ricostruzione ed aprire al contempo una sfida con la destra perchà’© faccia la propria parte nei confronti del Governo nazionale per ottenere ulteriori risorse indispensabili alla realizzazione delle opere infrastrutturali di cui la regione ha un disperato bisogno.

E ancora coraggio e capacità’  serviranno per affrontare il tema sanità’ , possibile cardine di un sistema di qualità’  per un nuovo welfare regionale, e attualmente pozzo senza fondo in grado di drenare tutte le risorse necessarie allo sviluppo e alla crescita.

In un sistema sanitario regionale che continua a perdere tendenzialmente 150 milioni di euro l’anno per l’over offerta di servizi non è pià’¹ rinviabile un intervento sul modello di reti di offerta e sulla sua sostenibilità’  .

Bisogna immediatamente rimettere al centro del sistema sanitario la persona e superare definitivamente l’eredità’  dei bilanci non presentati, del debito e del deficit non certificati, dei controlli inesistenti e delle regole carenti. E’ necessario affermare, anche in Abruzzo, la centralità’  dei cittadini e dei loro bisogni di salute partendo dalla lettura dei fabbisogni come fattore di regolazione della domanda (e quindi dell’offerta) e puntando sull’integrazione dei servizi sia a contenuto sanitario che assistenziale.

E’ fondamentale una nuova definizione dei ruoli di governo nel SSR. Vanno assegnate le deleghe dei poteri e le assunzioni di responsabilità’  dei Dirigenti a tutti i livelli del sistema e conseguentemente garantire la trasparenza sugli atti amministrativi e sui processi decisionali di nomina. Occorre una politica pià’¹ sobria, in grado di recuperare la sua esclusiva funzione di indirizzo, e occorrono nuove regole: dalla scelta dei Direttori Generali delle ASL tramite la formazione di un albo pubblico, a nuove modalità’  di nomina dei dirigenti sanitari, con responsabilità’  gestionali affidate in base a concorsi pubblici, sulla base di curricula verificabili e di una selezione basata sul merito e sulla esperienza specifica.

E’ poi necessario mettere mano ad un sistema sanitario ipertrofico (6 aziende territoriali, una rete di 22 ospedali pubblici e 12 strutture private accreditate di ricovero), garantendo maggiori risorse per la sanità’  territoriale e distrettuale ma una decisa riconversione degli ospedali minori.

Deve infine essere totalmente ripensato il rapporto con il privato convenzionato per strutture di ricovero, essendo chiaro che all’accreditamento deve corrispondere la fornitura di servizi ad alto livello di specializzazione ed una rigorosa politica e prassi di verifica di adeguatezza delle prestazioni.

Queste sono le sfide decisive per guardare con fiducia al domani.

Per vincerle è necessaria un’idea democratica dell’uguaglianza delle opportunità’ , che si traduca nel mettere a disposizione di tutti sempre maggiori risorse, strumenti e diritti e nel rafforzare i legami di solidarietà’  all’interno della comunità’  abruzzese. Occorre un PD orientato senza incertezze ad uno sviluppo economico inclusivo, capace di combattere le lotte di campanile in una visione unitaria del sistema Abruzzo, con risorse equamente distribuite secondo necessità’  e non convenienza elettorale di qualcuno.

Occorre insomma un Partito Democratico nuovo, coraggioso, realmente riformista, in grado di declinare in positivo e con un orizzonte largo ogni politica e ogni decisione, in una visione unitaria e complessiva della crescita della Regione.

 

3. Il Partito Democratico che vogliamo

Il Partito Democratico per tornare a darsi l’obiettivo strategico di migliorare la vita delle persone deve innanzitutto migliorare se stesso.

Noi vogliamo un partito esemplare, che pratichi le cose che dice, che si assuma la responsabilità’  di quello che propone, che sia riformista prima di tutto di se stesso.

Un partito che abbia una direzione politica chiara, frutto della partecipazione dei suoi aderenti e dei suoi sostenitori.

Un partito che abbia un respiro maggioritario, che costruisca le proprie alleanze a partire dal proprio profilo e da quello che vuole per l’Abruzzo, e non in base alla convenienza elettorale o al mero esercizio politicista di cui abbiamo avuto fin troppi esempi in questi anni.

Un partito che voglia restituire dignità’  alla politica, che si ponga il tema del rapporto costante con il proprio elettorato e del lavoro svolto di chi lo rappresenta ad ogni livello.

Un partito pià’¹ dinamico e aperto, pià’¹ vicino all’impegno civile, alla battaglia culturale, alla lotta per la difesa della qualità’  della democrazia.

Un partito che sappia qualificarsi attraverso le proprie campagne, che sia riconoscibile e credibile.

Un partito che abbia a cuore i diritti di tutti. Un partito laico.

Un partito che abbia il senso delle istituzioni, in tutte le sue articolazioni.

Un partito che sia strutturato perchà’© partecipato.

Un partito che rilanci la funzione ed il ruolo dell’organizzazione regionale, che non puà’² continuare ad essere una sorta di quinta federazione ma che recuperi la funzione di elaborazione generale, di coordinamento e di stimolo, di sostegno politico ed economico alle organizzazioni provinciali (tutte).

Un partito libero dalle correnti, che abbia davvero un assetto federale e riconosca quindi l’autonomia dei territori e dei circoli e la sostenga con risorse adeguate.

Un partito che elimini i luoghi informali di decisione e che consideri i “caminetti” utili solo a scaldare l’inverno.

Un partito che si doti di un gruppo dirigente rinnovato ed equilibrato, anche territorialmente, capace e disponibile al sacrificio, autonomo dai potentati nazionali e locali, libero di fare scelte coraggiose e non prigioniero degli equilibri interni.

Un partito che attribuisca responsabilità’  chiare a coloro che svolgono ruoli di direzione con una verifica finale dei risultati.

Un partito che abbia a cuore la sua organizzazione, il tesseramento, la vita dei circoli, la promozione e l’attivazione dei forum tematici, una comunicazione politica pià’¹ efficace.

Un partito collettivo e non individuale, in cui le legittime aspirazioni personali vengano dopo l’interesse di tutti.

Un partito che abbia dirigenti che si dedichino ogni giorno alla sua organizzazione e alla sua crescita,rispettando il principio della non opportunità’  di sovrapporre ruoli istituzionali e analoghi luoghi di direzione politica

Un partito che sia esigente soprattutto con se stesso.

Un partito che sia partito e democratico.

 IL NOSTRO FUTURO

 

Le riflessioni e le proposte per rilanciare il PD nella nostra regione e la propria capacità’  di interpretare e guidare la società’  abruzzese sono necessariamente innestate su una pià’¹ generale necessità’  di riprendere il cammino verso la missione originaria che era alla base della nascita del Pd nel nostro paese; quella della costruzione di un nuovo “pensiero democratico”, non soltanto declinato nelle linee possibili di un governo riformatore ma legato anche a motivazioni pià’¹ di fondo e di prospettiva.

Molte persone disorientate si chiedono se esiste ancora una differenza tra noi e la destra. Rispondiamo con certezza che mai come oggi sentiamo questa differenza: non convinceremo e vinceremo mai semplicemente attaccando un po’ di pià’¹ o un po’ di meno il nostro avversario politico. Vinceremo quando sapremo dimostrare agli italiani e agli abruzzesi che siamo radicalmente diversi da lui e che le nostre idee sono pià’¹ utili per ogni persona e per tutta la comunità’ . Vinceremo se sapremo, nelle sfide del nostro tempo, unire tradizioni antiche per scioglierle in un mare pià’¹ ampio che faccia prendere il largo ad un nuovo pensiero.

 

Il nostro futuro e quello dell’Italia deve partire da cinque parole d’ordine.

 

prie capacità’ , dove il merito sia premiato attraverso meccanismi che sanciscono una responsabilità’  diretta in capo a chi è chiamato a scegliere. Un Paese in cui ai giovani siano concessi mezzi e possibilità’  di crescere professionalmente in ambienti lavorativi che incoraggino l’investimento sulle proprie capacità’  e fondi per sostenere idee imprenditoriali.

Un Paese che non abbia timore di veder partire i propri talenti ma che sia in grado di attrarre talenti dall’estero in maggior misura di quelli che partono.

 

Protezione. Vogliamo essere una comunità’  coesa e forte, che persegue il bene comune.

Vogliamo un Paese con un forte senso di legalità’ , rispettoso delle regole, consapevole dell’importanza dei doveri di ciascuno. Vogliamo un Paese sicuro in ogni senso: sicuro sul lavoro, sicuro per le strade, sicuro nelle città’ , che garantisca la sicurezza dei propri cittadini attraverso una protezione civile che lavori per prevenire e minimizzare le conseguenze delle calamità’  naturali e non solo per gestirne le conseguenze. Un Paese dove la giustizia sia efficiente, rapida e uguale per tutti. Un Paese in cui viga la certezza della pena e che rispetti la dignità’  dei detenuti.

Un Paese libero dal cancro della criminalità’  organizzata, dal fardello dell’evasione fiscale, dalla corruzione, dall’inquinamento e dai rifiuti. Che tuteli con determinazione il paesaggio e il territorio,

le sue bellezze artistiche e naturali e la sua eredità’  culturale, unica in tutto il mondo.

Vogliamo un Paese che si prenda cura dei pià’¹ deboli, che sostenga chi è in difficoltà’ .

Un Paese in cui ci si prenda cura di coloro che hanno meno, dove il benessere della comunità’  sia misurato sul benessere degli ultimi.

 

Libertà’ . Vogliamo un’Italia della democrazia e della partecipazione. Vogliamo un Paese dove i poteri dello Stato agiscano nel rispetto reciproco, formale e sostanziale, preservando il prestigio e la credibilità’  delle istituzioni. Un Paese in cui esista una rigorosa responsabilità’  politica: dove la maggioranza abbia efficaci strumenti di governo, e l’opposizione efficaci strumenti di controllo ed entrambe siano sottoposte al vaglio critico del corpo elettorale.

Un Paese dove i partiti non occupino le istituzioni.

Dove al cittadino sia data la possibilità’  di formare, prima che di esprimere, liberamente la propria opinione. Un Paese nel quale l’informazione sia libera e che risponda sempre all’opinione pubblica e mai al potere. Un Paese nel quale la compagine parlamentare sia scelta dai cittadini e non dalle oligarchie, dove il potere sia effettivamente contendibile e le differenze di posizioni emergano alla luce del sole per essere liberamente valutate dalla pubblica opinione 

 Nota conclusiva.

Alla fine del primo momento congressuale, integreremo il nostro progetto con le idee e i contributi che ci saranno pervenuti, in coerenza con le parole e le cose da fare che qui son contenute ,in un processo partecipativo e aperto. Una wiki-mozione: per definire insieme come vorremmo che fosse il Partito Democratico. E l’Abruzzo a cui si rivolge.

Aprire le porte e le finestre del Partito Democratico a nuovi volti, nuove parole, nuove intelligenze è il miglior servizio che a questo progetto noi possiamo offrire.

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