Roma, 18 febbraio. L’On. Giovanni Lolli interviene nel dibattito parlamentare sulla “protezione civile spa”.
Signor Presidente,cari colleghi, la lettura dei giornali in questi giorni è per me particolarmente dolorosa. Conoscendo direttamente il dolore e il disagio dei miei concittadini, leggere che dei lestofanti hanno potuto pensare di approfittare di questa vicenda per fini speculativi è una cosa che fa un po’ orrore, anche sul piano personale. Insieme a tanti altri miei concittadini la mia famiglia è stata colpita da lutti pesanti durante il terremoto; come quella di altri migliaia di miei concittadini la mia casa è distrutta; pensare che mentre noi subivamo queste cose qualcheduno rideva è una cosa che fa veramente orrore.
Quello che dobbiamo fare qui è alzare la guardia, non certo abbassarla. Essere pià’¹ scrupolosi nei controlli quando succedono cose di questo genere, vicende cosà’¬ tristi. Che poi cose brutte come queste possano (uso il termine « possano » perchà’© naturalmente nessuno di noi qui è autorizzato ad emettere sentenze) addirittura toccare la Protezione civile è una cosa che, voi capite, mi addolora ancora di pià’¹.
Tuttavia non mi impedisce di fare un ragionamento, spero, sereno su questo provvedimento e sulla stessa Protezione civile. Io senza retorica, avendola vista all’opera in questi mesi, mi sento di dire che la Protezione civile è una cosa seria. La Protezione civile è composta da persone mosse da grande passione civile e anche da grande competenze. Voi capite che in Italia, dove l’amministrazione pubblica spesso ha un rapporto con i cittadini poco rispettoso e agisce con grandi lentezze, avere un settore della pubblica amministrazione che si muove con grande motivazione e con grandi competenze è una cosa che naturalmente fa piacere. Insomma, quando la Protezione civile si applica alle cose per le quali è nata, funziona, poi naturalmente fa le sue scelte, molte delle quali, anche quelle che ha compiuto a L’Aquila, non mi hanno visto d’accordo, le ho ritenute criticabili, ma questo non mi impedisce di ripetere che la Protezione civile è una cosa seria.
Penso che un Paese, quando ha una struttura seria, che funziona, deve cercare di salvaguardarla e, semmai, di migliorarla, di potenziarla. Invece noi – dico noi, perchà’© poi spiegherà’² che non voglio dare una connotazione tutta politica a questo mio ragionamento – in questi anni, al contrario, con una serie di atti e di scelte, piuttosto abbiamo snaturato la Protezione civile e questo decreto-legge rischia di dare una specie di colpo di grazia alla sua natura. Voglio fare qualche esempio di quello che è accaduto in questi anni e di come, secondo me, rischiamo di snaturare la Protezione civile. La prima cosa che facciamo di male alla Protezione civile è annegarla in questa melassa di retorica della quale non se ne puà’² pià’¹: sapete qual è il termine pià’¹ usato quando si parla della Protezione civile ?
« Miracolo ».
Ora, continuare a dire che la Protezione civile fa miracoli intanto induce un primo effetto: qualcuno comincia a crederci e, di conseguenza, si sente, come dire, proiettato in una dimensione sovrannaturale nella quale si perde il senso dei propri limiti e della propria fallibilità’ , ma soprattutto, continuando a parlare di miracoli, si dà’ un cattivo messaggio ai cittadini i quali, quando subiscono una calamità’ , sono in attesa che qualcuno gli faccia un miracolo, che qualcuno gli porti dei doni. Ebbene, la Protezione civile non fa miracoli; la Protezione civile, quando opera, fa il proprio dovere e i cittadini ricevono quello che corrisponde ai loro diritti. Ieri mi è dispiaciuto sentire un esponente della maggioranza che, parlando de L’Aquila, ha detto che il miracolo è che sono scomparse le tende: ma perchà’© qualcuno pensava che ci facevano passare l’inverno dentro alle tende ? Questo è un miracolo ? Il fatto che in occasione di altri terremoti le cose siano andate peggio a me non interessa; cià’² che mi interessa affermare qui è che la Protezione civile non è fatta di eroi, è fatta di persone serie che fanno il proprio dovere.
Contesto anche il termine per cui tutto è « straordinario »: no, quello che fa la Protezione civile è ordinario, semmai il resto del Paese dovrebbe cercare di adeguarsi al fatto che la
normalità’ è che le cose funzionino. Quindi basta con la retorica. Il secondo danno che facciamo alla Protezione civile è questa politicizzazione della stessa. Ho ascoltato anche il Presidente del Consiglio dire: noi siamo il Governo del fare che interviene nelle emergenze e la sinistra non so cosa sia. Una volta per tutte dico che la Protezione civile è uno strumento dello Stato, non è uno strumento del Governo, e continuare a fare confusione vuol dire fare danni alla Protezione civile.
Purtroppo la scelta di aver nominato sottosegretario il titolare della Protezione civile ha enormemente aumentato questa confusione. A parte altri aspetti di questa vicenda su cui sono intervenuti i miei colleghi e sui quali, percià’², non intendo dilungarmi, la politica deve stare fuori dalla Protezione civile. Tra l’altro, se considerate l’esempio della mia città’ , proprio per questo eccesso di politicizzazione, adesso bisogna dire che a L’Aquila va tutto bene.
Cià’² non è vero, ma non perchà’© la Protezione civile abbia operato male; la Protezione civile, anche se, lo ripeto, ha compiuto qualche scelta sbagliata, tutto sommato ha fatto quello che poteva, ma ciononostante vi assicuro che non va tutto bene a L’Aquila, non va tutto bene per niente: la città’ è piena di macerie, c’è ancora la gente… D’altra parte la situazione era talmente complicata che probabilmente era impossibile pensare di risolverla solo nei mesi che abbiamo avuto a disposizione, perà’² bisogna continuare a trasmettere questo messaggio che là’¬ è tutto risolto, ma non è vero. Questo è un altro degli effetti dell’uso politico della Protezione civile. Decidiamo, allora, tutti insieme di tenere fuori dalla politica, una volta per sempre, la Protezione civile, che è uno strumento dello Stato, non dei partiti, non dei Governi, non delle forze politiche. Il terzo danno, forse il pià’¹ grosso, che abbiamo prodotto è quello di cercare di utilizzare la Protezione civile per fare tutt’altro.
Qui si è molto parlato di questo, io vorrei dire la mia con qualche ragionamento e qualche esempio specifico.
Questa situazione va avanti da un po’ di tempo: è iniziata con la legge cosiddetta sui grandi eventi del 2001, che io definisco sciagurata, sbagliata, che è stata varata dal Governo Berlusconi dell’epoca; il Governo di centrosinistra ci ha messo del suo nei due anni in cui ha governato; negli ultimi due anni questa vicenda si è ulteriormente accentuata e adesso con questo decreto legge si fa il salto di qualità’ . Secondo me l’errore – vorrei ragionare e non fare un comizio – consiste nel mischiare due aspetti: anche con questo provvedimento si vogliono affrontare due problemi, a mio avviso entrambi seri ma che tra di loro non c’entrano niente. Da una parte, provare a rafforzare la Protezione civile (e poi dirà’² se questo avviene o meno con il decreto-legge); dall’altra, affrontare il grande monumentale problema italiano, ovvero la lentezza dell’intervento dei pubblici amministratori.
Questi due problemi, presi ciascuno per conto proprio, devono essere discussi seriamente. Sono d’accordissimo e prontissimo a discutere con tutti voi su come migliorare la Protezione civile, come sono altrettanto dispostissimo a ragionare sul fatto che oggi in Italia i pubblici amministratori (dal Ministro delle infrastrutture fino al sindaco del pià’¹ piccolo comune italiano) sono alle prese con un sistema legislativo e con procedure complicatissime.
Di conseguenza, ciascuno di noi, quando amministra, magari riconosce un problema, individua la soluzione, ma per renderla concretamente operativa passa un tempo eccessivo. Vi è una farraginosità’ del sistema legislativo italiano che è troppo complessa e anche lo stesso sistema di controlli, cosà’¬ complicato, non funziona neanche tanto bene. Lo sappiamo tutti che anche nelle procedure ordinarie capita spessissimo che qualche imbroglione possa fare la sua parte. Questo problema è serio, ma affrontiamolo noi. Siamo
l’organo legislativo, cambiamo le leggi e semplifichiamole, rendiamo il sistema dei controlli pià’¹ moderno: facciamolo noi. Non capisco invece perchà’©, anzichà’© affrontare questo problema seriamente, abbiamo trovato la scorciatoia. E qual è ? Visto che le cose sono complicate, prendiamo la Protezione civile che puà’² giustamente utilizzare procedure pià’¹ snelle, che puà’² agire in deroga e che ha un sistema di controlli molto pià’¹ leggero, e facciamogli fare quasi tutto. Non voglio farvi l’elenco, da altri stilato, di tutto quello che è entrato in questi anni nel concetto di grande evento. Voglio piuttosto ragionare sulle motivazioni che ho ascoltato qui per cercare di confutarne qualched’una. Ho ascoltato anche il dottor Bertolaso dire una cosa ragionevole: si è dovuto fare cosà’¬ perchà’© ci sono degli eventi che hanno tempi fissi e che non possono essere affrontati con le procedure ordinarie. Questo è un argomento ragionevole ma molto pericoloso.
Cari colleghi, questo problema si puà’² estendere quasi a tutto, in quanto la variabile tempo conta in maniera decisiva. Allora perchà’© non si puà’² altrettanto dire che la costruzione di una scuola deve avere tempi certi, o che l’intervento su un’azienda in crisi deve avere tempi certi ? E chi sceglie, chi decide quando queste cose debbono essere qualificate come interventi straordinari attraverso la Protezione civile ? Lo decide il Parlamento ? No, come abbiamo capito molto bene, lo decide la Presidenza del Consiglio. Quindi noi avremo un mondo a due velocità’ : da una parte ci sta quello che puà’² fare un Ministro, un parlamentare, un presidente di regione, un sindaco, che per dare risposte ai cittadini è costretto ad arrabattarsi con la complicatezza delle leggi ordinarie.
Poi vi è un altro, ovvero la Presidenza del Consiglio, che puà’² intervenire a sua discrezione sulle cose che sceglie come importanti in maniera rapidissima ed efficacissima. Voi capite che questo, intanto, è uno stravolgimento gravissimo dell’ordinamento del nostro Paese. Soprattutto, è una cosa che fa un pessimo servizio alla Protezione civile e al suo sistema, perchà’© la costringe ad occuparsi di cose per le quali non è vocata, sulle quali non è competente e sulle quali, in definitiva, non c’entra niente. Il nodo è quello delle procedure e lo capisco benissimo. Lo voglio dire con chiarezza perchà’© ho sentito anche qualche collega della mia parte politica dire cose che non condivido.
Ritengo sia giusto che la Protezione civile nelle emergenze utilizzi tutti gli strumenti agevolativi che ha: ci mancherebbe altro che quando c’è la gente sotto le macerie, la Protezione civile per intervenire si debba mettere a rispettare le leggi e le strutture ordinarie. Nessuno di noi deve essere ipocrita, in quanto sappiamo tutti che la Protezione civile è fatta da essere umani, quindi quando si possono utilizzare procedure cosà’¬ snelle è possibile che succeda qualcosa come quelle che stiamo leggendo. Naturalmente, per limitare questi rischi è necessario che ci sia pià’¹ controllo e pià’¹ trasparenza, ma diciamo che c’è uno scopo in tutto questo.
Quando prendiamo queste stesse procedure e le applichiamo a tutt’altro, i rischi che qualche delinquente si introduca aumentano a dismisura e la motivazione non c’è o è talmente labile che davvero non si capiscono i motivi. Tra l’altro, si espone, anzi si è già’ esposta, la Protezione civile a grandi responsabilità’ .
Di alcune cose ho conoscenza diretta anche nella mia veste di sottosegretario allo sport. Ci sono alcune materie di questi grandi eventi nei quali – ha ragione Bertolaso quando lo dice – la Protezione civile, pensiamo ai mondiali di nuoto, ai Giochi del Mediterraneo, ha indicato un commissario, peraltro concordato con Governo ed enti locali, al quale sono stati trasferiti i poteri straordinari della Protezione civile, la quale poi ha esercitato dei controlli.
Quindi, ha avuto un ruolo limitatissimo in questo tipo di grande evento. Tuttavia, oggi si ritrova, come vediamo, caricata di tutte le responsabilità’ e coinvolta fino in fondo. Poi ci sono altri grandi eventi, per esempio il G8, nei quali invece la Protezione civile ha un ruolo diretto e si trova a svolgere un mestiere che non è il suo e che – diciamocela tutta – non
sa fare e, infatti, non l’ha saputo fare. Allora, la domanda è: perchà’© vogliamo prendere una cosa seria come la Protezione civile e coinvolgerla in vicende di questo genere ? Addirittura nel decretolegge, poi per fortuna modificato, si prevedeva di trasformarla in una società’ per azioni. Anche su questo vi sono alcune argomentazioni. Ho sentito il sottosegretario ed altri dire che è un provvedimento minore, tecnico, che in fondo è una tempesta in un bicchiere d’acqua. Siccome so abbastanza bene come sono andate le cose, vi comunico che il Governo ha dovuto fare sette diverse riunioni, con sette diverse bozze, prima di arrivare alla bozza definitiva. Stiamo parlando di quel Governo che si vanta di aver deciso la finanziaria in nove minuti e che ci ha messo sette diverse sedute per decidere su una materia di questo genere, segno che non si tratta di una tempesta in un bicchiere d’acqua, di una cosa tecnica, ma di una cosa molto pesante.
Per quanto riguarda l’altro argomento, secondo cui si fa per risolvere alcuni aspetti molto concreti della Protezione civile, per esempio la gestione della flotta, siccome possiedo le sei copie precedenti, quelle che si sono succedute fino a quella finale, vi comunico che il problema della flotta compare dalla terza e dalla quarta copia in poi. All’inizio neanche era contemplato, quindi non è vero che il provvedimento si è fatto per dare una soluzione alla flotta.
Parliamoci chiaro: questa iniziativa era stata fatta per tutt’altro motivo, per cose che con la Protezione civile, secondo me, in definitiva c’entrano assai poco, per costruire un modello che non è un modellodi Protezione civile, ma di Stato. I giornali l’hanno chiamata la Bertolaso Spa, oppure la Protezione civile Spa, ma si doveva chiamare la Presidenza del Consiglio Spa, la Palazzo Chigi Spa, cioè uno strumento attraverso il quale si opera davvero una riforma istituzionale. Parliamo sempre, qui, di riforme istituzionali: questa è una riforma pesante e materiale. à’ˆ un presidenzialismo, di quelli assai forti.
Non a caso, miei cari colleghi, è l’unica Spa che non sta sotto il Ministero dell’economia e delle finanze, ma sotto la Presidenza del Consiglio. Non a caso, tra l’altro, si estende il concetto di emergenza ad emergenza sociale ed economica, cioè praticamente a qualunque cosa a discrezione, con la copertura del marchio della Protezione civile, quindi anche dell’appeal che ha in tutto il Paese questa organizzazione di persone serie e brave, di volontari e cosà’¬ via. Questo metodo, tra l’altro, chiaramente allarga gli spazi a qualche lestofante, ma questo è un aspetto.
Penso che sia ancora pià’¹ grave un aspetto di fondo: si disarticola l’ordinamento, oggi a vantaggio di Berlusconi che governa, che è Presidente del Consiglio, domani a vantaggio di chiunque altro. Non si possono fare le riforme cosà’¬, senza dirlo, senza discuterle, in maniera quasi surrettizia. Ora per fortuna una parte di questo provvedimento è stata cambiata. Adesso tutti dicono « no » alla privatizzazione, nessuno osa pensare alla privatizzazione. Meno male, perchà’© ci si era pensato. à’ˆ rimasto con una certa coerenza, che gli riconosco, il povero Bertolaso, da solo, a provare a spiegare perchà’© l’avrebbe fatto. Gli vorrei dire: ma perchà’© ? Caro Bertolaso, ma perchà’© ? Dal tuo punto di vista della Protezione civile, a che serviva tutto questo ? A snellire ? Una cosa pià’¹ rapida della Protezione civile ? A sistemare il personale ? Sà’¬, diciamo che 100 persone circa vengono stabilizzate, chiamate tutte per chiamata nominativa, nessuna delle quali ha fatto un regolare percorso concorsuale. Lasciamo perdere questo aspetto Vogliamo parlare di rafforzare la Protezione civile ? Eccoci qua ! Ve le dico io due o tre cose, se lo vogliamo fare seriamente: primo, vi sono i vigili del fuoco, cioè il reparto strategico della Protezione civile.
Siamo un po’ « stitici » con questo provvedimento, perchà’© finalmente gli riconosciamo l’indennità’ di trasferimento. Sapete che i vigili del fuoco ancora non « beccano » l’indennità’ notturna e feriale come ce l’hanno la polizia o i carabinieri ? Sapete che vi sono 5 mila posti in organico che il turnover non ha coperto (abbiamo recentemente fatto un
piccolissimo passaggio) ? Lo sapete che quelli che sono in prima linea usano mezzi obsoleti, vecchissimi ? Vogliamo riformare la Protezione civile ? Partiamo dai vigili del fuoco, dalle ordinanze.
Proviamo a mettere ordine, perchà’© questa idea che con le ordinanze si possa fare qualunque cosa, poi fa succedere i disastri, come quello che affronteremo fra qualche ora, fra qualche giorno, quando arriverà’ qui il decreto cosiddetto milleproroghe.
Con esso anche noi parlamentari scopriremo quello che hanno scoperto i senatori, e cioè che la dilazione del pagamento delle tasse in Abruzzo con un’ordinanza di protezione civile, ovviamente – cosa che tutti potevano immaginare – non ha trovato la copertura finanziaria. Sapete, quindi, adesso cosa dovremo fare noi aquilani, se non interviene un provvedimento diverso (non certo un’ordinanza, ma una norma) ? Nel secondo semestre di quest’anno dovremo pagare il doppio delle tasse, perchà’© entro il 2010 bisogna ovviamente coprire quella misura.
Vogliamo parlare di queste cose ? Vogliamo parlare della trasparenza necessaria ? Ascolto il sottosegretario e gli voglio riconoscere tutta la buona fede, quando dice: ho istituito una serie di comitati che vigilano. Ma te li sei fatti tu; la trasparenza e i controlli si devono fare a norma di legge, non perchà’© uno è cosà’¬ bravo che si sceglie i comitati.
Tra l’altro, anche là’¬ avvengono cose ! Sapete che i circa 80 milioni di euro delle donazioni private fatte in Italia sono stati destinati in gran parte al piano casa, quello che era finanziato dallo Stato ? La ritengo una cosa proprio sbagliata. Si puà’² provare a discutere ? Ultimo punto: vogliamo parlare di Protezione civile ? Parliamo di quello che manca non alla Protezione civile, ma a tutti noi, che è la prevenzione.
à’ˆ la cosa sulla quale non lavoriamo mai o lavoriamo pochissimo; riorganizziamoci perchà’© in Italia si faccia una seria prevenzione. Insomma, cari colleghi, voglio una Protezione civile dedicata a fare quello che sa fare e a farlo nelle migliori condizioni possibili, ancorata fino alle radici alla sua funzione pubblica (lasciamo perdere le privatizzazioni), nel massimo di trasparenza possibile a beneficio dei cittadini e della medesima Protezione civile, che è fatta in gran parte – anzi, nella totalità’ â€“ da galantuomini, per carità’ .
Questo dobbiamo fare; poi, se volete, discutiamo dello snellimento delle procedure attraverso le quali funzionano lo Stato, il Parlamento, la pubblica amministrazione, ma troviamo allora strumenti propri e norme proprie, senza pensare di utilizzare la Protezione civile per fare cose che con essa non c’entrano niente .
Segreteria On. Giovanni Lolli
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fax ufficio 06.67608509
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