Economia, così il Pd sfida Chiodi

 Economia, cosà’¬ il Pd sfida Chiodi

 Lettera al quotidiano Il Centro di Silvio Paolucci, Segretario Regionale Partito Democratico D’Abruzzo.

“L’Abruzzo nel 2009 fa registrare i dati economici fondamentali tutti in calo: il Pil, gli investimenti, i consumi, la ricchezza pro capite, la produzione industriale, le esportazioni, l’occupazione soprattutto femminile e giovanile. I dati relativi ai primi mesi del 2010 confermano questa tendenza”.

“L’evoluzione dei dati relativi al pil pro-capite mostra con chiarezza che ad una fase di crescita sostenuta è seguita prima una di allineamento ed, infine, a partire dal nuovo secolo, una di rallentamento evidente, non pià’¹ sostenibile. La sopraggiunta crisi globale ha incrociato inoltre le conseguenze derivanti dal sisma e dall’enorme debito sanitario che non consente alcuna politica di sviluppo. Ritengo, tuttavia, che la causa principale della crisi abruzzese vada ricercata nella lunga stagione assistenziale-clientelare nonostante la crescita e l’industrializzazione. Infatti dapprima matura ed infine si arriva con un approccio del tutto sbagliato all’appuntamento con il passaggio da un’economia protetta ed assistita ad un’economia aperta e competitiva, senza la possibilità’  di ricorrere a svalutazioni competitive della moneta e l’ulteriore vantaggio di produrre e scaricare nuovo debito sulle future generazioni. In quel periodo le classi dirigenti hanno continuato a edificare un meccanismo di produzione del consenso di natura prevalentemente clientelare. Oggi per fare assistenza, i soldi non ci sono pià’¹. Soprattutto quelli trasferiti da uno Stato che produceva debito, integralmente scaricato sui giovani di oggi. Sul fatto che i soldi trasferiti non ci sono pià’¹, Chiodi ha ragione. Dove allora ha torto?

Non si fa nulla, nemmeno quello che potrebbe essere alla portata per intercettare i segnali di esportazioni in crescita in settori importanti dell’industria e dell’artigianato, come avviene in altre aree del Paese.

Nei Paesi del BRIC e non solo in quelli, produzioni e consumi hanno ripreso a crescere a ritmi apprezzabili, creando spazi interessanti anche per il nostro made in Italy (il cosiddetto “lusso accessibile”). Di qui la nostra proposta di revisione rapida del FAS regionale (ancora fermo): Ma non si registra nessuna azione nà’© nel settore del tessile – abbigliamento – calzaturiero nà’© in altri comparti che potrebbero ridare fiato e richiedere investimenti in zone come il teramano, nella valle Vestina o nel val Sinello.

Ancora: ci sono progetti pronti, posizionati su un binario morto: come il Campus tecnologico dell’automotive, la scheda sulla “edilizia sostenibile” che va a coinvolgere in un unico contesto Università’  de L’Aquila e la ricostruzione del nostro capoluogo di regione. Ferma la prospettiva della ricostruzione. Politiche attive vanno sviluppate rapidamente nei settori del turismo e dei servizi innovativi. La costa Teatina, i Parchi montani, la neve, l’enogastronomia sono risorse strategiche che continuano a rimanere fuori dalle attività’  del governo regionale. Non si utilizzano le risorse europee che presentano percentuali di spesa ridicole.

Nel campo dei servizi: la stessa riforma sulla sanità’  disequilibrata e senza visione (vedremo come finirà’  sugli extra-budget con i privati!) manca di rappresentare occasione aggiuntiva e straordinaria per dare un aiuto alla ripresa economica regionale, a partire dall’importante settore delle costruzioni attanagliato da una situazione di crisi grave e troppo lunga.

Quanto alle risorse finanziarie produrne di nuove. Non tasse. Ma ad esempio immaginando che un istituzione pubblica possa fare impresa. Perchà’© non nel campo dell’energia, destinando i fondi ai settori produttivi cosà’¬ a secco? Potrebbero prodursi milioni di euro.

Senza azioni energiche, l’apparato produttivo regionale rischia di grosso. Alcuni segnali di antichi fenomeni si sono ripresentati al nostro orizzonte. Come l’emigrazione di giovani telenti che non trovano spazio per le loro prospettive soprattutto da noi e nel meridione. Le classi dirigenti di questa Regione hanno impedito un’adeguata crescita ed accumulazione di capitale sociale ed umano. Qui si vince e si perda la sfida. E questa volta non abbiamo tempo.

Io credo che su questo Chiodi abbia perso la sua sfida. In 20 mesi. Con i poteri assoluti che aveva a disposizione.”

Silvio Paolucci

da Il Centro del 11 agosto 2010

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